Ryanair investe 1 miliardo di euro in Italia. Ma è vero?

Alcuni Boeing 737-800 di Ryanair
alcuni Boeing 737-800 di Ryanair

La notizia ha fatto le prime pagine dei giornali solo da qualche giorno, “Ryanair investe 1 miliardo di euro in Italia”, dove tra l’altro si annunciava l’intenzione governativa di annullare l’aumento di €2,50 di tasse aeroportuali, ma è in realtà dal 20 luglio che l’ANSA (leggi qui)  ha reso pubblico che:  La Commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento del Governo al decreto sugli enti locali che “sospende dal 1 settembre al 31 dicembre 2016” l’incremento dell’addizionale comunale sui diritti di imbarco aeroportuale. Per i due anni successivi, ha detto il Governo, si provvederà nella prossima finanziaria.

In poche parole, il Governo aveva presentato e poi ritirato una mini imposta di €2,50 comunale da pagarsi quale diritto di imbarco, e che sicuramente sarebbe andata a ricaricarsi sui costi dei biglietti aerei. L’iniziale levata di scudi è stata più forte tra le compagnie low-cost, Ryanair e easyJet, come si può immaginare, il cui costo dei biglietti è tale per cui anche 5 euro, se si parte generalmente si torna, posso fare una differenza, soprattutto psicologica. Un biglietto da €98 non è lo stesso che uno da €103, e non solo perchè col primo ci avanzano i soldi per un panino con bibita.

Per inciso, l’imposta, non una tassa, sarebbe andata ai comuni dove è sito l’aeroporto, per aiutare a coprire le spese extra derivanti dalla presenza dell’infrastruttura.

Nella notizia veniva pure, più o meno dettagliatamente a secondo delle testate (eccone qui due, GV e Il Sole 24 Ore) menzionata l’intenzione della compagnia irlandese di allocare in Italia 10 velivoli inizialmente pensati per i mercati di Polonia, Spagna e Grecia. Con questi aerei si apriranno 40 nuove rotte, aumenterà il numero di passeggeri volati, si creerà nuova occupazione, nuovo indotto, etc. etc.

Tutto vero, concordo, è un dato di fatto che i collegamenti favoriscono il turismo e muovono l’economia. Ma è pure vero che i prezzi ridotti dei biglietti delle compagnie low-cost sono finanziati con i soldi pubblici degli enti locali quali aeroporti, province, camere di commercio, etc., e che questi, a volte, finiscono per restare vittime della propria stessa speranza/illusione di sviluppo quando le compagnie aeree in questione non trovano più conveniente una determinata rotta e decidono di chiuderla (leggi qui). Per quanto riguarda poi la menzionata imposta di €2,50, se entra nella finanziaria come previsto, andrà a ricadere sulla totalità dei cittadini italiani. Diventerà quindi una tassa vera e propria, ma “spalmata”.

I 10 apparecchi poi, al prezzo di listino di 100 milioni l’uno ma probabilmente comprati scontati, come sempre avviene nell’industria aeronautica, non sono un asset che rimarrà per sempre in Italia. Non sono un aeroporto, un ponte, un ospedale, non fanno parte della flotta, in questo caso tutta Boeing nemmeno un Airbus europeo, di una compagnia aerea registrata in Italia e che qui paga le tasse. Insomma, 1 miliardo di euro è più la cifra per un bel titolo che i soldi messi realmente a bilancio nella nostra economia.

Ryanair ha una potenza mediatica non indifferente: da un lato strilla al lupo su tasse, imposte, balzelli, tutto quanto potenzialmente intacchi il proprio bilancio e abbia facile presa sul pubblico, ma dietro le quinte batte i pugni sul tavolo e detta le condizioni per servire aeroporti e territori più convenienti e generosi.

Nonostante il programma di miglioramento dell’esperienza clienti e il nuovo motto “Always Getting Better” (!?), la compagnia, nella persona del suo CEO Michael O’Leary, perde il pelo ma non il vizio.

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2 Comments

  1. It’s about time the aviation industry makes up it’s mind about the way CEO M O’leary runs his ship. Personally not a big fan of his vision and business strategies. Happy to comment further on this in appropriate forums.

    1. Not a big fan here either, but he surely knows how to run his business and make it looks ‘convenient’.

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