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Dress code a bordo. Quando l’abito potrebbe lasciarvi a terra.

Boeing 777-200ER di Saudi Arabian Airlines

Il dress code non è solamente quel codice di abbigliamento che ci suggerisce quando fare bella figura con giacca e cravatta, e comunque non dimenticate che Non c’è una seconda occasione per fare una prima buona impressione, ma pure ci dà indicazioni su come non offendere culturalmente (!) i nostri compagni di viaggio. Perché non c’è modo più semplice di incontrare persone di altre culture che quello di viaggiare in aereo.

Ora, se ad esempio un paio di sandali o di infradito possono essere una liberazione del corpo e dello spirito quando siamo in spiaggia, ricordatevi come l’esposizione dei piedi al prossimo non sia sempre bene accetta, soprattutto quando incrociamo le gambe e quindi li solleviamo. Ma anche altre parti del corpo sono un No No se la pelle è a vista, come ha imparato sulla propria pelle, appunto, Jordan Bishop, collaboratore della prestigiosa rivista Forbes, pronto a viaggiare con Saudi Arabian Airlines tra Jakarta e Istanbul via Riad.

Il nostro viaggiatore, una volta arrivato al gate, si è visto negare l’accesso a bordo perché indossava pantaloni corti, sicuramente un sollievo nell’afoso clima della capitale indonesiana, ma una mancanza di rispetto delle tradizioni e della cultura sul suolo Saudita, quale appunto è la compagnia aerea di bandiera.

Questo è il dress code riportato sulla pagina web della compagnia, e non permette voli interpretativi: – Saudia chiede ai propri ospiti di attenersi a un codice di abbigliamento in base al quale siano vestiti in linea con il gusto del pubblico o non offensivo per gli altri passeggeri.

Se il gusto del pubblico è in realtà quanto di più opinabile possibile, considerate che nel lasso di una generazione siamo passati dai jeans stirati e con la piega a quelli sbrandellati da una orda di lupi, non altrettanto si può dire per le offese al prossimo. O forse sì? Comunque sia, cultura, religione, tradizioni altrui vanno rispettati, soprattutto quando siamo lontani da casa.

Senza tralasciare il fatto che, pur nel lungo processo di acquisto, prenotazione e conferma del biglietto aereo la compagnia potrebbe notificare ai passeggeri il proprio severo dress code, ma questo richiederebbe di entrare nei particolari di lunghezze di pantaloni e gonne, maniche e copri spalla, tatuaggi, piercing e trecce rasta, pur tenendo a mente tutto questo dicevamo, l’ignoranza della legge non esime dal suo rispetto.

Ricapitolando: siete al gate e non vi fanno passare, vi sentite ferito nell’orgoglio perché siete un grande viaggiatore e scrivete per una grande rivista e blah blah ma rischiate comunque di rimanere a terra e l’unico modo di coprire quelle gambe pelose è nel vostro bagaglio già nella stiva dell’aereo … che partirà con o senza di voi. Che fare, che fare? Siete in Indonesia quindi vi comprate un sarong, e con quella gonna stretta in vita e lunga sino ai piedi passate finalmente oltre al gate e vi incamminate lungo il finger con il passo sicuro di una top model in passerella.

Per quanto soprendente possa sembrare non è solo Saudia che impone un dress code. Ricordo infatti top model, di quelle vere, lasciate a terra per abbigliamento troppo provocante, la biancheria intima era visibilmente esposta, o rapper fatti scendere perché si sono rifiutati di tirare su i pantaloni ad altezza cintura, quella che il pubblico generalmente considera essere la posizione nella quale si porta una cintura. Le compagnie in questione sono le laicissime jetBlue, nel primo caso, e Southwest nel secondo.

Sempre Southwest ha pure fatto notizia per avere negato il volo ad una donna mussulmana vestita in modo “troppo islamico”, con un foulard sulla testa, perché alcuni degli altri passeggeri non si sentivano totalmente a proprio agio con la richiesta della donna di sedersi in un posto corridoio (!?).

Se pensate che la religione abbia a che fare con il modo in cui la gente si veste, pensate male ma non sbagliato, d’altronde per visitare la basilica di San Pietro, in Vaticano, il dress code impone, per uomini e donne, niente canottiere, niente shorts o gonne sopra il ginocchio.

Ma siccome non c’è limite né al peggio né al comportamento della gente a bordo, questa è la pagina passengershaming su Instagram. Attenzione, per alcune immagini ci vuole stomaco.

ANA presenta couch seats in economy class.

ANA Airbus A380 con la livrea ispirata dalla tartaruga Chelonia mydas, simbolo di felicità e prosperità alle isole Hawaii

La configurazione di 3 superjumbo Airbus A380 di All Nippon Airways’ contemplerà un economy class couch sulla rotta Tokyo – Honolulu dalla primavera del 2019.

Circa 1,5 milioni di passeggeri giapponesi e di turisti internazionali in connessione volano ogni anno su questa rotta, facendone una delle più remunerative per la compagnia che ha deciso di essere la prima ad introdurvi il gigantesco e confortevole Airbus A380. Per rimarcare ancora di più l’importanza del collegamento, ANA introdurrà una livrea pensata per l’occasione che raffigura una grande tartaruga verde, Chelonia mydas, considerata nelle isole Hawaii un simbolo di fortuna e prosperità. La livrea dei 3 apparecchi, che verranno battezzati con nomi hawaiani, avrà i colori come variante: per Lani, che significa cielo il colore sarà il blu; il verde smeraldo dal colore delle acque attorno all’arcipelago verrà usato per Kai, che appunto significa oceano; mentre l’arancione ricorderà il tramonto: Ka Lai.

i couch economy seats si trasformano in divani resi ancora più confortevoli da un materassino

Le classi di bordo saranno 4: first, business, premium economy ed economy; tutte con uno spazio bar dedicato. Inoltre, nella parte posteriore del main deck, sono previsti 60 couch seats, posti divano, una innovazione già introdotta sui cieli del Pacifico da Air New Zealand.

Ogni divano è formato da 3 o 4 sedili, a secondo che si trovi nelle due zone di sedili laterali o in quella centrale, e ha la particolarità che il poggiapiedi può essere ripiegato sino all’altezza del sedile così che si formi uno spazio ampio e orizzontale che viene coperto da un materassino. I couch seats non saranno probabilmente confortevoli come un letto di prima classe ma puntano più a ricordare il divano di casa; sono generalmente scelti da passeggeri che volano in coppia o da adulti con bambini.