Aerei regionali, chi li ha visti?

ATR 72-500

Guest post di Francesco D’Amico, blogger di The Light Blue Ribbon.

C’è chi ricorda il proprio volo su uno di questi aerei come un incubo da raccontare agli amici, un episodio della serie “quella volta mi capitò che…”. C’è chi a bordo di questi aerei vola l’andata del proprio viaggio ma non il ritorno, per il quale preferisce un mezzo via terra, a suo dire migliore. C’è chi li guarda e si chiede come facciano a volare, sperando di capitare sempre a bordo di “un aereo grosso e sicuro”. C’è chi, al banco check-in in aeroporto, apprende che volerà su uno di questi aerei e pretende un cambio di prenotazione gratuito. Di cosa stiamo parlando? Ma di un aeromobile civile regionale, regional in inglese, un aereo che possiede le seguenti caratteristiche: numero di posti generalmente inferiore a 100, autonomia ridotta, configurazione interna della cabina di tipo 2-2 o inferiore, bassi costi di mantenimento, equipaggio che può essere anche di soli 3 componenti.

Dash8Bombardier Dash8 a Milano MXP

In Italia sono rari, dato che il nostro mercato aereo è dominato da aerei con capacità decisamente maggiori (tra i 156 e i 200 posti), mentre ad esempio negli Stati Uniti costituiscono il pane quotidiano per milioni di viaggiatori. Ma cosa hanno di così speciale i regional, e quali vantaggi garantiscono alle compagnie aeree e ai passeggeri? Perché negli USA tali aerei sono così gettonati? I vantaggi sono veramente tanti e di un’entità tale da rendere la scarsità dei regional in Italia tutto tranne che un motivo di vanto. Per le compagnie aeree il vantaggio principale è la riduzione dei costi: comprare, mantenere e far volare un aeromobile regionale insieme al suo equipaggio è economicamente conveniente, e un aereo di questa tipologia si può adattare benissimo a quelle rotte con una domanda insufficiente per gli aeromobili con un numero maggiore di posti. Una famiglia di aeromobili regionali ad elica, i turboprop, come il Saab 2000, il Bombardier Dash 8 e gli ATR, vantano record di risparmio di carburante di circa il 50 per cento rispetto ai jet, il tutto a discapito della velocità con un allungamento dei tempi di volo di circa 10-20 minuti, direi più che accettabili. Per i passeggeri, invece, i vantaggi stanno in primis nell’aumento delle soluzioni di viaggio, con una maggiore disponibilità di voli diretti per destinazioni, anche internazionali, dove la domanda non è tale da garantire voli con aerei ad alta capacità, e in secundis in una riduzione dei prezzi dovuta alla concorrenza quasi perfetta che permetterebbe ai passeggeri di scegliere come e dove andare al prezzo più basso, senza dover ripiegare sulle compagnie low cost. Negli USA, dove i regional dominano una buona fetta del mercato interno, le compagnie che applicano il modello hub and spoke, soluzioni di viaggio con coincidenze da un aeroporto centrale, possono gestire network molto fitti e mantenere rotte che da noi sarebbero in fortissima perdita se operate con gli aeromobili a maggiore capacità di passeggeri. Un esempio sono i voli tra New York e Philadelphia, città che si trovano ad appena 150km di distanza l’una dall’altra: è un po’ come se in Italia ci fossero collegamenti aerei tra Torino e Genova o tra Lamezia Terme e Catania. RJ-85

Avro Regional Jet ARJ-85 a Genova GOA

Ma può una compagnia di una certa importanza sopravvivere senza un network regionale affermato e ben consolidato? Sembra proprio di no. Non è un caso, infatti, che uno dei motivi del disastro Alitalia CAI e la conseguente necessità di cercare “sollievo economico” tra le braccia dell’emiratina Etihad Airways potrebbe essere stata la decisione, da parte dei vertici della nostra compagnia già di bandiera, di puntare poco e male sul settore regional. Più volte gli aerei dell’Alitalia da 138 o più posti sono partiti con un manipolo di passeggeri, rendendo i voli poco redditizi e causando ogni volta perdite dell’ordine delle svariate migliaia di euro che, ripetute nel tempo, hanno creato enormi voragini nei conti della compagnia e, recentemente, hanno forzato un taglio netto della flotta di Airbus A321 da 200 posti, troppo grandi e dispendiosi per il network attuale dell’Alitalia. Stranamente i CRJ-900 ereditati da AirOne sono rimasti a Roma FCO ad arrugginire, e per coprire alcune rotte con pochi passeggeri Alitalia ha optato per un subappalto a compagnie partner come Darwin (ora Etihad Regional) e Carpatair, quest’ultima “sospesa” subito dopo l’incidente avvenuto proprio a Fiumicino il 2 febbraio 2013.  Sono serviti a poco i 15 Embraer E175 da 88 posti e i 5 Embraer E190 da 100 posti entrati in servizio a partire dalla seconda metà del 2011: l’Alitalia avrebbe dovuto puntare di più su questo settore.

Insomma, in un mercato evoluto e solido i regional non possono non rappresentare un elemento chiave, a quel punto cosa faremo noi italiani? Inizieremo a puntare sugli aeromobili regional per rendere la nostra offerta di mercato più connessa e variegata, o continueremo a coltivare i pregiudizi su questa tipologia di aereo snobbandola?

7 comments for “Aerei regionali, chi li ha visti?

  1. giulia
    June 11, 2015 at 11:33 pm

    ciao! se sono incappata in questo blog è perche ho scoperto che dovrò salire su uno di quei cosi e sono un po preoccupata… gia volare non mi piace e non vorrei passare 2 ore di volo strazianti senza un attimo di tranquillita… chiedo quindi un po di info: sono rumorosi e ballerini? o alla fine è come un pulman volante?

    grazieee

    • michelemolinari
      June 12, 2015 at 10:16 am

      ciao giulia, ma no, ma no, non ti preoccupare, ne volano centinaia tutti i giorni solo in europa!
      magari, se ci riesci, siediti davanti, prima delle eliche, per sentire meno rumore 🙂 ma sempre un posto finestrino scegli, e goditi il panorama
      ciao

    • June 15, 2015 at 5:13 pm

      Ciao Giulia, puoi stare tranquilla! 🙂

  2. Gianluca
    August 5, 2015 at 12:44 am

    Vi garantisco che Alitalia, o meglio Ethiad Regional, ha già iniziato ad inserire questi velivoli… In termini di sicurezza, non ho statistiche alla mano, per cui nn posso commentare, ma certamente trattasi di aerei più vecchi ed il feeling del passeggero poco abituato è di fuggire a gambe levate!
    Il rumore e le vibrazioni durante il decollo sono inquietanti, per non parlare della lentezza…su una tratta da 40 min di volo con un jet, ho personalmente sperimentato 25 min in più in condizioni buone lungo la rotta…troppo per una tratta così breve! Tra l’altro sulla stessa tratta Alitalia utilizzava già jet piccoli (express) a due file da uno e due posti, con tariffe assolutamente uguali. Mi pare semplicemente un’ “ottimizzazione” dei costi sulla specifica tratta operata da Alitalia ed Ethiad a discapito della qualità del servizio offerto al cliente, CHE CONTINUA A PAGARE LA TRATTA COME IN PASSATO…sperando non sia a discapito della sicurezza….

    • August 5, 2015 at 9:39 am

      Che siano necessariamente vecchi non credo proprio perché i regional vengono prodotti in continuazione e nuovi modelli sono stati presentati sia da Bombardier che da Mitsubishi, nonché da Sukhoi ed Embraer. Uno dei produttori più prolifici di aerei regionali è la ATR franco-italiana, e paradossalmente in Italia gli ATR sono rarissimi memtre in altre parti del mondo hanno conquistato buone fette di mercato.

      • August 5, 2015 at 9:41 am

        Non capisco il tuo riferimento al numero dei posti. Perché la configurazione 1-2 dovrebbe comportare un abbassamento della tariffa media? Non esiste correlazione tra le dimensioni di un aereo e le tariffe.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *