Alitalia va verso il commissariamento. E poi?

scatole di cartone e scotch da pacchi per il referendum Alitalia

scatole di cartone e scotch da pacchi per il referendum Alitalia

Il risultato scaturito dalle urne di cartone (!) del referendum tenuto nei giorni scorsi tra i dipendenti di Alitalia ha avuto un esito annunciato: No. No al piano, l’ennesimo, un altro!, messo in piedi dai dirigenti / banche / azionisti / etc. etc. No ad una iniezione di denaro che senza un ri-vo-lu-zio-na-rio e a-u-da-ce piano industriale prima o poi sarebbe finito, anche questo un’altra volta.

I sindacati avevano approvato, ma poi hanno voluto sentire la voce degli iscritti … e perché? Se il sindacalista non rappresenta, che bisogno c’è di averlo? Forse perché, facendo un po’ di dietrologia, tutti se ne sono voluti bellamente lavare le mani e nessuno c’ha voluto mettere la faccia: Alitalia, così com’è, non funziona. È pesante, troppi dipendenti; è gestita male, tanti travet senza immaginazione; vola dove non serve, leggi dove non guadagna. Va chiusa. Non è un asset per il Paese, al contrario è un’àncora.

E allora, gira l’elica gira, l’unico modo per salvare il salvabile sembra proprio quello di commissariare, sforbiciare, vendere. Da quando l’azionista di maggioranza, Etihad, si è messo a fare affari con Lufthansa (leggi qui e qui), hanno iniziato a circolare voci pure riguardo ad AZ. Potrebbe veramente Roma FCO diventare l’hub più a sud di quel colosso dei cieli che è Lufthansa Group, ed Alitalia snellirsi come Swiss? Questa è l’ipotesi ventilata dall’analisi de La Stampa di oggi che, tra le tante pagine sui quotidiani odierni è quella più essenziale ed incisiva. La trovate qui.

Ma cosa significa commissariare? Qui l’articolo su Il Sole 24 Ore.

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Chi segue abitualmente fammi volare forse avrà notato che in testa a questo post mancano i bottoni di Google Translator, è una scelta intenzionale. Oggi come non mai i panni sporchi si sciacquano in Arno, non c’è bisogno di sbandierare la nostra, reiterata, incapacità di fare impresa.

 

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