Che sofferenza volare! È colpa vostra.

crowded flights

Premetto che questo sarà un articolo provocatorio nel quale punterò il dito, una volta tanto, non sulle compagnie aeree ma sui passeggeri.

Allora, andiamo con ordine.

È un dato di fatto che per chi siede nella parte posteriore degli aerei, la classe economica per intenderci o quella che negli USA indicano in gergo come cattle class, classe bestiame, volare sia diventata ormai una scomoda esperienza piuttosto che un piacere. Stretti in un tubo di metallo per varie ore i passeggeri di economy soffrono le misure sempre più ridotte dello spazio per le gambe e le spalle; l’accentuata scomodità dei sedili con l’imbottitura ai minimi e talvolta lo schienale che neppure reclina; il cibo preconfezionato insapore e di poca qualità, quando c’è e non lo si deve pagare. Gli strumenti di sollievo sono considerati extra e arrivano solo a pagamento, come quello per il secondo bagaglio, la fila più spaziosa, la scelta del posto a sedere, una bibita, un drink, un orario più decente … e chi più ne ha più ne metta. Questi ultimi vengono indicati come ancillary revenues, ricavi accessori, e sono diventati una importante fonte di guadagno per le compagnie aeree.

Ma di chi è la colpa di questa tendenza al ribasso?

La tesi complottista reputa che la miseria del volo sia il grimaldello dorato per fare aprire il portafoglio, e invogliare a comprare extra, ai passeggeri. Solo in presenza di una minestra non salata si è disposti a comprare il sale.

Tesi affascinante ma che non mi convince. I vettori, di sicuro, non sono enti di beneficenza e cercano di massimizzare i guadagni, ma che dire dei passeggeri. Che dire di chi sceglie in una sola unica ed esclusiva dimensione: quella del prezzo, lasciando da parte il comfort, la tradizione della compagnia con la quale si vola e il servizio, tanto per citare altre dimensioni.

La miseria in volo non è un’invenzione recente, concordo, ci sono sempre state compagnie che hanno fatto del minimo la loro scelta commerciale, ma l’auge della politica no-frills, senza fronzoli, è un dato recente sotto la cui bandiera sono nate le compagnie low-cost che ormai, fatto salve pochissime eccezioni mondiali, sono la vera terza classe dell’aviazione. Come i treni con i sedili di legno e il riscaldamento rotto con i quali andavo all’università.

Lo strumento di questo fine, tra l’altro, è nelle mani di tutti, o meglio sotto le nostre dita e nei nostri monitor: i motori di ricerca dei biglietti aerei che hanno gradualmente spodestato gli intermediari, le agenzie di viaggio prodighe di consigli e ricche di esperienza.

La grande massa dei viaggiatori fa shopping e lima sul prezzo sino all’ultimo centesimo, incurante del prodotto che compra e apparentemente contenta di ottenere per quel poco che paga. Salvo poi lamentarsi della bassa qualità dell’acquisto.

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