Low-cost e le compagnie tradizionali: le basi delle differenze.

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Guest post di Francesco D’Amico, blogger di The Light Blue Ribbon

Trasporto Aereo? Viva la semplicità, potrebbe dire qualcuno. Viva chi, quando tratta un argomento che non conosce, fa della superficialità il suo modus operandi. Viva chi, di fronte ad un’infinità di variabili, ne prende due o tre e giudica un sistema solo ed esclusivamente in base a queste variabili, ignorando di fatto il resto. Gente innocua, potrebbe ribadire qualcuno, e invece no, in ambiti come quello del trasporto aereo, un giornalismo poco attento, telematico o cartaceo che sia, può avere delle conseguenze negative sull’intero sistema, e a breve vedremo perché, senza fare nomi.

Siamo in un aeroporto e di fronte a noi ci sono due aerei dello stesso tipo, ma di versioni e compagnie diverse. L’aereo Uno ha 150 posti, l’aereo Alfa ne ha 185 perché ha una configurazione più densa e scomoda. Entrambi gli aerei sono impegnati in una turnazione, ossia arrivano da altri due aeroporti e, ultimate le operazioni di scarico, carico ed imbarco, ritorneranno ciascuno al proprio scalo di riferimento. Uno è arrivato con circa 90 passeggeri e ripartirà con 120, mentre Alfa è arrivato con 160 passeggeri e ripartirà con il pieno, 185. L’aeroporto di riferimento di Uno è lo scalo principale della città, mentre Alfa è basato presso uno scalo secondario, un po’ fuori mano. Alcuni passeggeri di Uno hanno prosecuzioni internazionali ed intercontinentali, e alcuni addirittura viaggiano in classi di confort elevate.

Tra un volo e l’altro, Uno passa più tempo a terra rispetto ad Alfa perché è coinvolto in operazioni più complesse, quali il trasporto della merce e la differenziazione dei bagagli in partenza (prioritari, transiti, terminanti, con transito rapido, etc.). I banchi check-in di Uno sono di più ed esiste anche una biglietteria aerea dedicata, nonché un ufficio di compagnia, mentre Alfa minimizza la presenza in aeroporto con un manipolo di banchi ed un presidio al desk informazioni quasi inesistente. Per Alfa, i concetti chiave sono il risparmio e l’informatizzazione dei servizi, e ciò si ha, tra le altre cose, mettendo dei paletti chiari e ben definiti alle politiche di compagnia: alcune tipologie di passeggeri speciali, come alcuni disabili, non sono accettabili e sono costretti a viaggiare con Uno. Il check-in di Uno è tranquillo e premia la professionalità degli addetti mentre quello di Alfa è automatico, monotono e prevede penali salate per praticamente qualsiasi cosa, con ripercussioni sulle operazioni di imbarco. L’imbarco di Uno inizia quando l’aereo è pronto ad accogliere i passeggeri e procede liscio come l’olio, mentre quello di Alfa inizia prima, costringe i passeggeri ad aspettare anche decine di minuti in piedi e diventa una specie lotta contro il tempo, con tanto di etichettatura massiccia dei bagagli a mano. Non c’è spazio per i bagagli a mano a bordo dell’aereo Alfa e i bagagli devono andare in stiva? Certo, se Alfa avesse una configurazione non da carro bestiame e non costringesse i passeggeri a pagare un extra per i bagagli da stiva imbarcati al check-in, i passeggeri sarebbero meno propensi ad intasare le cappelliere coi propri bagagli a mano. Alfa, tuttavia, ha il vantaggio di offrire tariffe mediamente più basse, soddisfacendo le esigenze della clientela cost sensitive.

Tutto è regolare ed in ordine, entrambi gli aerei sono quasi pronti a partire quando due ritardatari, uno in partenza con Alfa e un altro con Uno, arrivano al gate di imbarco. Il comandante di Alfa nega l’imbarco al ritardatario, quello di Uno lo accetta, dopodiché fa chiudere le porte dell’aereo ed avviare i motori. Forse, Uno farà un po’ di ritardo a causa dell’imbarco dei ritardatari o magari degli eventuali disabili che non possono viaggiare con Alfa.

Facendo due rapidi conti, ed ipotizzando che queste siano turnazioni giornaliere attive tutto l’anno, risulta evidente che la turnazione di Alfa trasporta più passeggeri, mentre Uno punta sulla qualità, sulle connessioni, sul cargo e su altri servizi, a discapito della tariffa media. Per il giornalista poco informato, Alfa è la chiave del successo mentre Uno è obsoleto, ed è grazie ad Alfa che le statistiche registrano dei segni positivi “mai visti prima”. Non tutte le statistiche, ovviamente, ma quelle più semplici: passeggeri trasportati, voli e prezzi, perché iniziare a parlare di servizi, di migliaggio, di cargo, di connessioni, di alleanze, di fitti network, di disabili e di attenzione nei confronti dei passeggeri è … troppo complicato. Il politicante di turno, influenzato dalla cattiva informazione, punterà sulla compagnia aerea di Alfa per garantire la presunta crescita di un dato aeroporto, magari pagando la compagnia con finanziamenti ai limiti della legalità, e alla fine dell’anno potrà dire di aver ottenuto dei risultati positivi, più che sufficienti per riconfermare il proprio incarico. E la compagnia aerea che opera Uno cosa farà? Potrebbe essere costretta a tagliare le proprie rotte e licenziare parte dei suoi dipendenti, ritirandosi progressivamente dai vari scali fino a quasi scomparire.

Perché tutto questo? Semplice, perché la cattiva informazione può plasmare le scelte della clientela e della classe dirigente, alterando l’equilibrio già labile del mercato secondo logiche che non badano a ciò che conta realmente. Insomma, viva la semplicità.

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