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Alitalia va verso il commissariamento. E poi?

scatole di cartone e scotch da pacchi per il referendum Alitalia

scatole di cartone e scotch da pacchi per il referendum Alitalia

Il risultato scaturito dalle urne di cartone (!) del referendum tenuto nei giorni scorsi tra i dipendenti di Alitalia ha avuto un esito annunciato: No. No al piano, l’ennesimo, un altro!, messo in piedi dai dirigenti / banche / azionisti / etc. etc. No ad una iniezione di denaro che senza un ri-vo-lu-zio-na-rio e a-u-da-ce piano industriale prima o poi sarebbe finito, anche questo un’altra volta.

I sindacati avevano approvato, ma poi hanno voluto sentire la voce degli iscritti … e perché? Se il sindacalista non rappresenta, che bisogno c’è di averlo? Forse perché, facendo un po’ di dietrologia, tutti se ne sono voluti bellamente lavare le mani e nessuno c’ha voluto mettere la faccia: Alitalia, così com’è, non funziona. È pesante, troppi dipendenti; è gestita male, tanti travet senza immaginazione; vola dove non serve, leggi dove non guadagna. Va chiusa. Non è un asset per il Paese, al contrario è un’àncora.

E allora, gira l’elica gira, l’unico modo per salvare il salvabile sembra proprio quello di commissariare, sforbiciare, vendere. Da quando l’azionista di maggioranza, Etihad, si è messo a fare affari con Lufthansa (leggi qui e qui), hanno iniziato a circolare voci pure riguardo ad AZ. Potrebbe veramente Roma FCO diventare l’hub più a sud di quel colosso dei cieli che è Lufthansa Group, ed Alitalia snellirsi come Swiss? Questa è l’ipotesi ventilata dall’analisi de La Stampa di oggi che, tra le tante pagine sui quotidiani odierni è quella più essenziale ed incisiva. La trovate qui.

Ma cosa significa commissariare? Qui l’articolo su Il Sole 24 Ore.

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Chi segue abitualmente fammi volare forse avrà notato che in testa a questo post mancano i bottoni di Google Translator, è una scelta intenzionale. Oggi come non mai i panni sporchi si sciacquano in Arno, non c’è bisogno di sbandierare la nostra, reiterata, incapacità di fare impresa.

 

Lufthansa si espande verso est: aggiunti nuovi codeshare.

Oman Air business class a bordo di Airbus A330-300 - ©Andrea Tabanelli

Oman Air business class a bordo di Airbus A330-300 – ©Andrea Tabanelli

Dopo la sorpresa di essere scesi a patti con uno dei “grandi nemici” del Golfo, nello specifico Etihad Airways (leggi qui), Lufthansa e le altre compagnie del Gruppo continuano l’espansione dei codeshare verso est, tocca ora a Oman Air e Cathay Pacific. Se il primo è un attore di secondo piano nel panorama aeronautico mondiale, il secondo è un concorrente diretto del Lufthansa Group sulle rotte per il Sudest Asiatico e più lontano verso l’Australia e la Nuova Zelanda, oltre che socio fondatore dell’alleanza oneworld, così come Lufthansa lo è della rivale Star Alliance.

Vediamo nello specifico quali sono i vantaggi per i viaggiatori delle diverse compagnie.

Lufthansa metterà il proprio codice sui voli operati da Oman Air in collegamento tra Muscat MCT e sia Monaco MUC che Francoforte FRA; per migliorare il servizio già eccellente della compagnia sulla rotta MCT – FRA verrà introdotto il nuovissimo Boeing 787-9. All’aeroporto di Francoforte, al fine di facilitare i collegamenti verso altri vettori Star Alliance, le operazioni della compagnia omanita verranno trasferite al Terminal 1. Dalla Germania il codice di Oman Air raggiungerà poi 59 destinazioni tra Europa e Nordamerica.

Il codeshare con Cathay Pacific vedrà Lufthansa, Swiss e Austrian Airlines mettere il rispettivo codice sui voli in partenza da Hong Kong per Auckland, Cairns, Melbourne e Sydney; dal 26 aprile. Il codice CX di Cathay Pacific apparirà su 14 destinazioni europee incluso Francoforte, Vienna, Zurigo, Venezia e Firenze.

I rapporti di codeshare permetteranno l’accumulo e l’utilizzo di miglia sui programmi delle rispettive compagnie.