Ryanair e Alitalia, è una buona idea?

Ryanair ha una flotta di poco più di 400 Boeing 737-400

Prima ha battuto i piedi perchè, a suo dire, non gli lasciano comprare quello che vuole dal fallimento di airberlin, poi e a differenza di tutti gli altri attori che lavorano sotto traccia, sbandiera ai quattro venti  il programma economico che ha in serbo per Alitalia: “voglio comprarne 90 aerei, gli assistenti di cabina, i meccanici e gli ingegneri e rivitalizzare le rotte sul Nordamerica”. Non è nuova la sua disponibilità a fare da feeder al long-haul di AZ.

Michael O’Leary, CEO di Ryanair, tiene fede al personaggio sempre sopra le righe ma con il genio della strategia. D’altronde, tutto si può dire della sua compagnia aerea, che si vola da schifo, che sottopaga i lavoratori, che bluffa sulle percentuali di puntualità, che strizza i passeggeri come limoni, ma non gli si può negare grandi capacità imprenditoriali. E allora, perchè tanto chiasso?

Non più tardi di un paio di mesi fa O’Leary ha affermato esattamente il contrario dell’idea attuale, e cioè che il business della lunga distanza sarebbe “una grande distrazione”, mentre in primavera al convegno Airlines for Europe affermava che “se c’è una cazz… che possiamo fare è quella di infilarci in procedure di fusioni e acquisizioni”.

Ricordiamo, inoltre, di come a differenza della flotta di Ryanair all Boeing 737-800, quella di Alitalia sia eterogenea sia per modelli che costruttori, e di come una forza lavoro fortemente disciplinata quale quella di FR male si mescolerebbe con lavoratori di AZ estremamente sindacalizzati, avulsi dalla realtà economica dell’aviazione mondiale presente e con tendenza al suicidio al punto di rifiutare il piano economico dell’investitore di maggioranza. Insomma, il mix andrebbe sicuramente a detrimento di quella macchina perfettamente oliata che è Ryanair.

Allora, perchè la boutade? Se a parlare male degli altri si fa peccato ma spesso si indovina, possiamo affermare di come O’Leary, partecipando al banchetto, abbia comunque possibilità di accedere a dati sensibili e libri contabili delle compagnie in fallimento, e quindi di imparare dall’esperienza altrui, e di spingere al rialzo le offerte, strategia sempre conveniente quando a spendere sono i concorrenti.

Che sia quindi solo un fuoco di paglia senza reali intenzioni di espansione? Solo il futuro ce lo dirà. Ma O’Leary è troppo furbo per esporsi senza portare a casa qualcosa. Forse vuole solo rompere le uova nel paniere a Lufthansa e tenere a distanza easyJet, ma va pure considerato che gli aerei di AZ, vecchi e comprati sottocosto, potrebbero essere il cavallo di Troia per rotte e slot realmente redditizi di una compagnia che sembra non morire mai.

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