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Istanbul IST: l’aeroporto sempre in ritardo.

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Con 50 minuti di ritardo in arrivo sul volo di andata e 80 su quello di partenza, voli AZ706 e AZ707 da e per Roma FCO, l’aeroporto Istanbul Atatürk IST ha tenuto fede alla non lusinghiera posizione di primo tra gli aeroporti europei con il maggiore numero di ritardi e secondo per il numero di cancellazioni (nel 2012). Poco cambia che negli anni le due posizioni si invertano o che IST scenda di un paio di posti, per poi riconquistare la vetta, il problema è reale e si riflette su quella immensa massa di quasi 57 milioni di passeggeri, e in crescita, che vi sono transitati nel 2014.

Roma FCO, in confronto, si trova al 17° posto al mondo tra i grandi aeroporti e al 5° in Europa per puntualità, con il 79,1% dei voli partiti o arrivati entro 15 minuti dall’orario previsto (nel 2014).

D’altronde, c’è poco da fare per IST considerando la velocità con la quale il traffico è aumentato: negli ultimi 5 anni quello internazionale è raddoppiato, mentre quello domestico è addirittura quadruplicato, acuendo le difficoltà che già si palesavano una decina di anni fa. Tutto ciò dovuto principalmente alla potente spinta di Turkish Airlines TK, la compagnia aerea che vola verso più Paesi al mondo e che raggiunge oltre 280 destinazioni.

Le strutture di Istanbul IST soffrono infatti la crescita economica della Turchia e l’aggressiva politica espansionistica di TK: il numero di gate, le piazzole di sosta, gli spazi per il pubblico, i metal detector, i controlli passaporto agli arrivi e le sale delle partenze, tutto è enormemente sottodimensionato. La ressa è ovunque e comunque, rendendo ogni operazione e attività problematica. A questo si somma una palese superficialità in molte delle operazioni fondamentali, ad esempio i controlli all’ingresso in aeroporto e all’accesso ai gate: i liquidi passano senza problema nel bagaglio a mano, mentre i metal detector suonano ad ogni piè sospinto senza che gli addetti alla sicurezza se ne curino.

IST airport

Nonostante i massicci investimenti di TAV, la società che lo ha in gestione e che ha speso oltre 600 milioni di dollari dal 1998, ma forse non sono nemmeno tanti, il problema non si risolverà sino a che non si aprirà il nuovo aeroporto che promette di gestire dai 150 ai 200 milioni di passeggeri all’anno (leggi qui). La nuova struttura dovrebbe vedere il primo volo alla fine del decennio, dopo di che l’attuale IST, che cederà la sigla, verrà chiuso.

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Se all’arrivo ad Istanbul ci può stare anche il ritardo, al massimo si arriverà in città oltre l’ora prevista, il ritardo alla partenza, con una connessione da prendere a FCO, si può tradurre nella perdita del volo che porta a casa e al proprio letto e affetto. E così è successo.

Non ci è stato comunicato nulla in volo, per non riscaldare gli animi, ma c’hanno pensato all’arrivo quelli del ground staff di Alitalia. Tra leggeri mugugni e accenni di pianti teatrali, i passeggeri si sono messi in fila per ricevere la carta d’imbarco per il volo del giorno successivo e il voucher per l’hotel e cena/colazione. Tre addetti AZ cortesi, professionali e con una pazienza infinita, hanno fatto fronte a una situazione che sicuramente si ripete più spesso di quanto l’occasionale passeggero creda.

La fila è formata da vari stranieri e diversi italiani che, ordinatamente e chiacchierando, aspettano il loro turno; poi appare un gruppetto di italiani, 10 in totale, 2 professori e 8 studenti di scuola media superiore, e uno dei professori, che non ci sta a perdere il volo il cui imbarco è già stato chiuso, da’ in escandescenze. Al grido di “sono stufo di fare l’educato”, ergendosi sugli altri con “noi domani (domenica) abbiamo da lavorare”, e brandendo gli studenti come scudo e spada, “ho qui con me dei minorenni”, strilla, schiamazza, inveisce e, ovviamente, salta la coda. Ne ha per tutti: la torre di controllo, Alitalia, i funzionari al banco, gli altri passeggeri in coda, e pure la Polizia che non c’è. Per inciso, gli studenti vengono da un viaggio studio a Istanbul dove hanno dormito da minorenni senza problemi, ma che, essendo minorenni (!) non possono pernottare una notte a Roma a spese di AZ.

Il professore in questione, invece di approfittare dell’occasione per insegnare ai propri alunni come affrontare gli imprevisti di un viaggio, e perché no, pure della vita, con pazienza, flessibilità, positività e magari resilienza, senza mai dimenticare l’educazione, è riuscito invece a non farsi mancare quel lato tragico, triste, vergognoso e pure un po’ comico che certi personaggi si portano sempre addosso. E che rimarrà, forse e come imprinting, in quei ragazzi che gli erano stati affidati perché li educasse.

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