Il profitto generato dai programmi di frequent flyer.

airplaneSono molte le cause che hanno ridotto i profitti delle compagnie aeree mondiali, IATA prevede che nel 2015 i prezzi scenderanno del 3,5% e il margine netto a un mero 2,4%: la crisi mondiale, l’accesa competizione, le tante alleanza trasversali, il prezzo del petrolio, le guerre a macchia di leopardo che allungano le rotte.

Per queste, e altre ragioni di visibilità e prestigio, molte linee aeree hanno iniziato, alcune in realtà già da tempo, a guardare ai programmi di frequent flyer non solo come mezzi di fidelizzazione ma pure come strumenti per incrementare i profitti.

Da quando American Airlines introdusse per prima un programma nel 1981, gli iscritti non vengono più solamente visti come viaggiatori che occasionalmente o in alcuni casi con più regolarità si imbarcano e guadagnano così miglia o punti, ma pure come consumatori che spendono negli alberghi, negli autonoleggi, nei supermarket, con le carte di credito, per lo shopping online, per i prodotti finanziari, solo per menzionarne alcuni. L’iscritto a un programma di FF diventa così un consumatore globale, generalmente con un buon potere d’acquisto, che può essere usato per strappare contratti vantaggiosi tra le compagnie aeree e, ad esempio, una società emittente di carte di credito. L’alleanza Delta Air Lines DL / American Express, nel biennio 2011-13, ha portato nelle casse di DL la bellezza di $675 milioni.

Alcune compagnie vendono parte dei propri programmi per fare cassa: nel 2012 airberlin AB vendette il 75% di topbonus ad Etihad EY per €185 milioni ($248 milioni), e sempre la compagnia emiratina ha più recentemente pagato €112 milioni per l’acquisizione del 75% di Alitalia Loyalty Spa, la società che opera MilleMiglia.

Lufthansa LH ha annunciato che il programma Miles&More, il più grande in Europa con oltre 25 milioni di membri e che nel 2012 ha generato €700 milioni di profitti, verrà presto separato dalla casa madre LH per una migliore gestione volta ad una ottimizzazione dei ricavi e, ovviamente, maggiore soddisfazione dei clienti.

Nel 2013 una IPO, Initial Public Offering, sul programma Smiles della brasiliana Gol Linhas Aereas G3 ha contribuito alla diminuzione del debito della compagnia; sempre in Brasile è recente l’annuncio di Azul Linhas Aereas AD, terza compagnia per grandezza, dell’intenzione di seguire le orme di TAM e GOL nel far quotare in borsa il programma TodoAzul.

Alcuni analisti suggeriscono almeno un paio d’anni di vita indipendente di un programma prima della quotazione sui mercati finanziari, perché se è pure vero che è più facile la raccolta di fondi è altrettanto reale la necessità di una maggiore trasparenza dei conti. È comunque un dato di fatto che molti investitori guardano ai programma di FF con sempre maggiore interesse.

Sembra quindi che i programmi di frequent flyer siano delle inesplorate miniera d’oro, ma c’è pure un aspetto che ricorda un cane che si morde la coda. Per il momento le richieste di affiliazione e i ricavi sono in crescita, ma così pure i miliardi e miliardi di miglia che le compagnie hanno di debito con i loro viaggiatori e, nonostante i programmi offrano di spenderle con pernottamenti, autonoleggi o oggetti di diverso genere, questi sembra preferiscano la possibilità futura di un volo gratuito. In definitiva il credito dei clienti erode, seppure al momento in modo virtuale, il margine di profitto già esiguo delle compagnie stesse.

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